Gli ultimi quaranta giorni sono stati per me, e per chi vive il teatro come lo vivo io, una lunga apnea. Non siamo stati privati unicamente di un lavoro, di un’aspirazione o di un hobby, ma anche del nostro ossigeno, del contatto, di un respiro condiviso, di uno spazio comune, del calore di un pubblico.

Ci manca il contatto prima di qualsiasi altra cosa, la scintilla che permette al fuoco del teatro di esistere, di bruciare e di alimentarsi… privati di questo possiamo solo tentare, come abbiamo fatto e continueremo a fare, di non farlo spegnere, di tenerlo vivo tramite non degni surrogati.

Poi ci manca il pubblico, gli spettatori, la nostra gente, gli amanti di ciò che facciamo, che ora sono costretti dietro ad uno schermo, uno schermo che appiattisce le emozioni, che non ci permette di vedere e ancora meno di sentire la risposta di chi ci guarda, sostentamento indispensabile per chi si nutre di questo.

Nulla, se non tornare alla normalità, potrà riempire queste e mille altre mancanze, ma che normalità stiamo aspettando? Quale sarà la normalità da ora in poi? Ancora non lo sappiamo e avere fiducia nell’ignoto è difficile.

La voglia di tornare a respirare l’aria del palco, con il passare dei giorni diventa sempre più forte. Quando il nostro posto nel mondo ci sarà restituito la nostra carica e la nostra fame non saranno idonee ad un teatro trasformato dalle necessità, un teatro diverso, quasi sicuramente limitato, controllato, forse un po’ più freddo, distante e con un pubblico virtuale.

Per un periodo più o meno breve dovremo essere capaci di adattarci e di accontentarci (cose che purtroppo o per fortuna abbiamo imparato a fare).

Detto ciò… a noi e a tutti coloro che di noi hanno bisogno un grande Merda Merda Merda.

Michela Serra

Allieva Corso teatrale Professione Attore Specializzazione

Membro del Consiglio Direttivo di Teatro della Verità


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