Il teatro non se n’è andato dalla mia vita, non ha smesso di riempire le mie giornate e la mia quotidianità. Il teatro è sempre stato parte di me, forse anche da prima che iniziassi a praticarlo a livello “professionale”: lo sento come un albero, saldamente radicato nella mia anima. Le sue radici avvolgono e proteggono il mio cuore, lo irrorano di tutte quelle emozioni di cui ho bisogno per sopravvivere, che sono la linfa vitale dell’attore. Grazie al nutrimento che questa linfa mi dà, sono capace di offrire a chi mi circonda, al mio pubblico, i frutti del mio lavoro da attrice, permettendo a chiunque ne abbia bisogno di gustarne il dolce sapore.

A causa della surreale situazione in cui ci troviamo ormai da due mesi, ho avuto l’occasione di stare con me stessa e di lavorare sulle mie emozioni. Grazie alla solitudine ho potuto infittire e rafforzare quelle radici che nutrono il mio cuore, sono diventata più consapevole di me stessa e ho affrontato delle paure davanti a cui sono stata obbligata a trovarmi. Per quanto riguarda la mia situazione personale posso egoisticamente dire che questa pandemia non ha portato solo danni con sé. Il teatro, che si basa per l’appunto su quella linfa vitale che sono le emozioni, non l’ho sentito lontano da me.

D’altra parte, non posso negare che il teatro sia anche comunità, contatto, confronto: in una compagnia, è fondamentale che ognuno aiuti i compagni e li sostenga, di modo che tutti affrontino il duro e costante viaggio che è la crescita insieme, come una persona sola. Nel teatro l’interazione fra i membri di un gruppo è necessaria, e dal momento che questa interazione è venuta a mancare è inevitabile per me, in quanto attrice, sentire un vuoto dentro. Quel vuoto prima di tutto questo era occupato dal mio momento preferito della settimana, le lezioni del mercoledì sera: ora invece, pur non avendo perso i contatti con i miei insegnanti e compagne, non riesco proprio a definire quello che sto vivendo “teatro”, non nell’enorme vastità di cose che questa parola rappresenta per me. Ora come ora, sento l’impellente bisogno di offrire al mondo i frutti che ho fatto maturare dentro di me; vorrei correre, gridare, piangere di gioia con la mia compagnia. Vorrei poter salire su un palco e riempire di emozioni il mio pubblico, rendere la loro serata indimenticabile. In questo periodo mi sono resa conto di quanto questo desiderio bruci dentro di me, tanto che mi risulta impossibile stare ferma. Ho bisogno del contatto con il pubblico, così come sono certa che il pubblico abbia bisogno che i teatranti gli offrano uno spettacolo.

Ho bisogno del teatro perché è l’unica cosa che alimenta la mia sete di emozioni, l’unica cosa che riesce ad alimentarmi e nutrirmi in un modo che è semplicemente perfetto per me. Grazie ad esso posso definirmi una persona nel senso più completo che questa parola può assumere, e per nulla al mondo vi rinuncerei. Quello che mi sta mandando avanti è immaginare il momento in cui tornerò su un palco a fare ciò che più mi rende felice, e che più rende felici gli altri intorno a me: ho bisogno di credere che questo succederà, ho bisogno di aggrapparmi a questa certezza come ci si aggrappa alla propria vita, ne ho bisogno perché il teatro è un’ancora di salvezza, che impedisce alla mia barca di affondare.

Carola Gadda

Allieva Corso teatrale Teen


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