“Per la prossima settimana voglio che mi consegnate un monologo intitolato Il mio teatro“. Questa è stata la prima consegna che mi è stata data dal mio insegnante, Mirko Lanfredini. Era la mia seconda lezione e tornai a casa pensando “ molto bene… e ora che ci scrivo? “.

Ero spaventata e curiosa allo stesso tempo; non sapevo neanche cosa fosse il teatro e cosa significasse farne parte, ma quando iniziai a scrivere mi accorsi di quanto quella realtà mi appartenesse già, di quanto fosse stata sempre lì dentro di me, in attesa che io la notassi:

è stato un po’ come quando fai l’amore per la prima volta con la persona che ami e improvvisamente ti sembra di conoscerla da tutta la vita .

Mirko questa cosa l’ha notata subito, anche prima che lo facessi io, e ha coltivato con cura quella piccola passione che dentro di me cresceva di giorno in giorno.

Oggi vorrei riscrivere da capo quel monologo, per Mirko, per Noemi, per il teatro della verità e per tutti quelli che come noi sanno cosa vuol dire vivere accompagnati da questa passione:

Il mio teatro è il mio luogo sicuro.

Il mio teatro è forse ciò che più si allontana dal concetto di finzione che tutti gli accostano, perché il mio teatro è l’unico momento in cui le emozioni escono e si mostrano per come sono realmente.

Il mio teatro è ridere fino a star male mentre si prepara uno spettacolo.

Il mio teatro è piangere in mezzo a un monologo e poi ridere di nuovo perché non riesci a smettere.

Il mio teatro è coesione.

Il mio teatro è libertà.

Il mio teatro è ricerca interiore, è analisi, è capire quali sono i tuoi punti deboli e come accettarli per poterli far diventare i tuoi punti di forza.

Il mio teatro è fare a gara a chi ha più lividi il giorno dopo, perché, anche se fai finta di lamentartene, la verità è che ti piacciono, che ti fanno sentire più forte e più vivo ( e, detto tra noi, anche un po’ più figo ).

Il mio teatro è sorprendersi quando senti nascere in te delle emozioni che prima non esistevano, solo perché tu in quel momento hai deciso di provarle.

Il mio teatro è sofferenza, una sofferenza pura, di quelle che per quanto sono forti poi ti fanno sentire meglio.

Il mio teatro mi conosce a fondo, più di quanto chiunque altro potrà mai fare.

Il mio teatro è amore a prima vista.

Il mio teatro sono io.

La verità è che in questo preciso momento, per motivi che non dipendono da me, il mio teatro non è.

Io non sono.

Le mie emozioni non sono libere, così come non esiste niente di tutto quello che ho appena descritto, e questo a volte fa mancare l’aria.

Noi artisti in questi giorni portiamo addosso un lutto pesante ed invisibile, che ci rende uniti nel dolore, ma che piano piano ci demolisce e l’unica cosa che possiamo fare è aspettare e aggrapparci a quell’unica cosa che non ci possono ancora portare via : l’amore, la passione e la voglia di tornare a respirare.

Insieme.

Il mio teatro è il Teatro della Verità.

Marta Bruzzichelli

Allieva Corso teatrale Professione Attore


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