“Sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”.

Così recita il DPCM del 4 marzo 2020, così ci hanno detto che la nostra arte, la nostra vita, doveva fermarsi.

Ma questo non bastava, ci hanno detto che non potevamo più provare, non potevamo prepararci alla riapertura. E oggi, a quasi due mesi di distanza da quel 4 marzo, ci chiediamo se mai ci verrà consentita questa ripartenza, non solo perché dobbiamo aspettare il via libera ma perché siamo “NON UTILI” e perché non ci spetta nessun tipo di aiuto.

Ma non ostante questo nessuno di noi si è fermato, nessun attore ha smesso di respirare, di farsi sentire, di regalare un momento di spensieratezza a tutti quelli che amano vederli compiere meraviglie con corpo, voce ed emozioni.

Noi siamo qui, più uniti che mai. Una famiglia tenuta insieme dall’arte, da un amore comune, dalla voglia di donare emozioni, dalla voglia di mostrare chi siamo e chi possiamo essere.

Abbiamo accettato ogni blocco per il bene comune, perché in fondo per essere un artista deve essere quello il tuo primo pensiero. Non te stesso, non il denaro o la fama, ma la voglia di far star bene gli altri, di vedere i sorrisi dei bambini a fine spettacolo, di vedere le facce dei grandi che ti ringraziano per ciò che gli hai saputo far provare in poche ore.

A noi interessa questo, ma ricordate tutti che per poterlo fare usiamo il nostro tempo, la nostra dedizione, il nostro sudore e il nostro amore ed ora abbiamo bisogno noi di tutti voi.

Per noi la nostra arte è il nostro ossigeno, e abbiamo bisogno di riprendere a RESPIRARE!

Non sappiamo quando ripartiremo e nessuno sa darci risposte, o quanto meno non vogliono, non siamo noi il problema principale ora, e lo sappiamo, ma CI SIAMO.

Non ci fermeremo, come non lo abbiamo fatto fino ad oggi, attenderemo, e sapremo anche lottare per rialzarci. Perché, anche se lontani, siamo tanti e siamo uniti. E quando ce l’avremo fatta e verrete a trovarci nelle nostre case, i teatri, ricordatevi di quanto siamo non utili e chiedetevi da che parte siete stati quando siamo stati messi in disparte. Ricordatevi anche in questi momenti quanto sia bello andare a teatro e chiedetevi, anche solo per voi stessi, cosa abbiamo fatto per continuare a recitare.

Noi saremo comunque lì per voi, ma voi non dimenticate che anche in quel momento saremo gli stessi di oggi, i non-utili, e pensate alla fatica che avremo fatto per essere lì PER VOI.

E se dopo tutto questo ancora non lo avete capito ve lo dico apertamente.

Per un attore vivere senza il teatro, senza le prove, il gruppo, le luci, il pubblico e tutto ciò che ogni giorno gli fa dire per fortuna sono qui, è come essere un bambino in fasce strappato dalle braccia della propria madre. Piccolo, indifeso e senza l’amore più grande, che ti culla e ti protegge.

Oggi non solo siamo stati strappati alla nostra “mamma”, ma non sappiamo nemmeno quando la rivedremo, quando la riabbracceremo. Così ci mancano i nostri “fratelli”, con cui siamo abituati a metterci a nudo e condividere ogni cosa: gioia, dolore, successi e sconfitte.

Questo e ciò che ci è stato tolto e senza il quale non riusciamo a vivere.

E se oggi sono qui a scrivere queste parole, è perché il dolore per la distanza da tutto questo mi fa capire che è giusto che tutti sappiamo cosa vuol dire essere un attore.

Christian M. Vocca

Allievo Corso teatrale Professione Attore Specializzazione


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